I pagamenti e le transazioni finanziarie transfrontaliere svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere il commercio internazionale, gli investimenti e le rimesse personali. Tali flussi si fondano su una complessa rete di infrastrutture dei mercati finanziari (Financial Market Infrastructures, FMIs), comprendente sistemi di pagamento, sedi di negoziazione, controparti centrali, depositari centrali di titoli e sistemi di regolamento titoli. Nonostante la loro rilevanza per il funzionamento della finanza internazionale, queste infrastrutture hanno ricevuto un'attenzione relativamente limitata nella letteratura di storia e geografia finanziaria.
Insieme alle banche corrispondenti e alle banche custodi, tali infrastrutture compongono quella che questo lavoro definisce l'"architettura della finanza transfrontaliera" (Architecture of Cross-border Finance, ACF). Lo studio ne ricostruisce l'evoluzione dal collasso del sistema di Bretton Woods nel 1971 fino ai giorni nostri, con particolare attenzione agli Stati Uniti e all'Europa. Attraverso un approccio storico e qualitativo, l'analisi individua quattro fasi di trasformazione, determinate dall'interazione tra innovazione tecnologica, politiche pubbliche e regolamentazione, processi di integrazione politica ed economica e dinamiche geopolitiche.
L'analisi evidenzia come l'ACF sia progressivamente passata da un insieme di sistemi prevalentemente nazionali e frammentati a una rete globale sempre più integrata. Al contempo, l'assetto attuale è sottoposto a nuove pressioni verso la frammentazione, alimentate da considerazioni strategiche e geopolitiche. Tali trasformazioni sembrano indicare una possibile transizione da un'architettura caratterizzata da asimmetrie e fortemente incentrata sull'Occidente verso una configurazione più multipolare, in linea con i più ampi cambiamenti che stanno interessando gli equilibri di potere a livello globale.




