Banca d’Italia ha recentemente pubblicato uno studio che analizza le condizioni in cui l’emissione di green bond è in grado di generare effetti concreti sulla performance ambientale delle imprese.
Il lavoro propone un quadro teorico che integra tre dimensioni spesso considerate separatamente: la credibilità dell’etichetta “green”, il greenium – inteso come differenziale di rendimento rispetto a un titolo convenzionale comparabile, e dunque come minore costo di finanziamento per l’emittente – e i risultati ambientali misurabili, in particolare la componente ambientale degli ESG score.
Secondo lo studio, poiché gli investitori attribuiscono valore a risultati ambientali verificabili, la presenza di un meccanismo credibile di validazione dei green bond consente di distinguere i progetti effettivamente sostenibili. In tale contesto si manifesta il greenium, che riducendo il costo del capitale rende più conveniente l’investimento in tecnologie pulite.
Questo meccanismo risulta particolarmente rilevante per le imprese inizialmente più esposte a modelli produttivi ad alta intensità ambientale. Per tali imprese, l’emissione di green bond può rappresentare uno strumento chiave per rendere economicamente sostenibile la transizione, favorendo l’adozione di nuove tecnologie o la revisione del modello di business.
Sul piano empirico, l’analisi si basa su un ampio campione di 1.840 imprese nel periodo 2012–2022. I risultati mostrano che, in media, l’emissione di green bond non produce un effetto statisticamente significativo sui risultati ESG complessivi. Tuttavia, emergono differenze rilevanti in funzione delle caratteristiche delle imprese emittenti.
In particolare, per le imprese “brown” l’emissione di almeno un green bond è associata a un incremento dei risultati ESG pari a circa 2,5 punti, mentre per le imprese già caratterizzate da una buona performance ambientale l’effetto risulta generalmente limitato.
Lo studio evidenzia inoltre una marcata eterogeneità degli impatti in base alla tipologia di green bond. Le emissioni finalizzate alla mitigazione delle emissioni, ossia alla loro riduzione diretta, mostrano effetti più robusti e statisticamente significativi. Al contrario, i green bond di adattamento, orientati a sostenere l’adeguamento dell’impresa agli impatti del cambiamento climatico, non evidenziano risultati rilevanti. Gli incrementi più consistenti dei rating ESG si concentrano in ambiti caratterizzati da un impatto diretto e facilmente misurabile, come il trasporto sostenibile e le costruzioni green.
Dal punto di vista delle politiche pubbliche e delle strategie di allocazione del capitale, lo studio suggerisce di evitare un approccio eccessivamente concentrato sugli emittenti già “verdi”. Canalizzare risorse finanziarie verso imprese in transizione appare infatti cruciale, poiché è in queste realtà che si manifesta il maggiore potenziale di miglioramento ambientale.



