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Climate Transition Bond Guidelines

10/11/2025 10:07

Patrizio Messina

NEWS, NOVITA' NORMATIVE,

Climate Transition Bond Guidelines

Vorrei condividere con voi tre pensieri sulle nuove Climate Transition Bond Guidelines pubblicate dall’ICMA, con le quali è stata introdotta una nuova

Vorrei condividere con voi tre pensieri sulle nuove Climate Transition Bond Guidelines pubblicate dall’ICMA, con le quali è stata introdotta una nuova categoria di strumenti sostenibili: i Climate Transition Bonds (CTB), destinati a finanziare strategie e progetti di transizione climatica nei settori ad alte emissioni:

 

  1. Un passo verso l’inclusività della finanza sostenibile;
  2. Il rilievo giuridico e regolamentare delle linee guida;
  3. La sfida della credibilità e del rischio di “transition-washing”.

 

1. Un passo verso l’inclusività della finanza sostenibile, finora gli strumenti etichettati “green” hanno principalmente finanziato attività già allineate a modelli low-carbon, come energie rinnovabili, mobilità sostenibile ed edilizia efficiente. Le nuove linee guida riconoscono invece che la transizione climatica non può realizzarsi senza coinvolgere i settori ad alte emissioni, come energia, acciaio, cemento, aviazione e trasporti marittimi.

Con i Climate Transition Bonds, ICMA apre la possibilità di convogliare capitali verso progetti di trasformazione graduale, permettendo anche agli emittenti più impattanti di avviare percorsi di decarbonizzazione credibili, misurabili e coerenti con le traiettorie di lungo periodo.

2. Il rilievo giuridico e regolamentare: le linee guida come soft law, dal punto di vista giuridico, le CTB Guidelines costituiscono uno standard volontario di soft law, in grado di orientare la prassi di mercato e la valutazione di conformità da parte di investitori, agenzie di rating e autorità di vigilanza.

La struttura ricalca quella dei Green Bond Principles e si fonda su quattro pilastri essenziali:

 

  • Uso dei proventi – destinazione chiara a progetti di transizione;
  • Valutazione e selezione dei progetti – coerenza con la strategia di decarbonizzazione aziendale;
  • Gestione dei proventi – tracciabilità e controllo sull’allocazione;
  • Reporting – rendicontazione periodica sugli impatti e sui progressi.

 

Particolare rilievo assumono le misure di salvaguardia richieste: la necessità di una strategia di transizione climatica, l’analisi dell’assenza di alternative low-carbon, l’allineamento con tassonomie e percorsi di decarbonizzazione riconosciuti, e la disclosure dei rischi di carbon lock-in.

Si tratta di elementi che anticipano e completano l’evoluzione normativa europea, in particolare la EU Green Bond Regulation e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), rafforzando la responsabilità e la trasparenza degli emittenti.

 

3. La sfida della credibilità e del rischio di “transition-washing”

 

Il successo dei Climate Transition Bonds dipenderà dalla capacità di garantire impatti ambientali effettivi e verificabili, evitando che questi strumenti diventino un semplice veicolo reputazionale.

L’ICMA stima che saranno necessari 30.000 miliardi di dollari di capitale aggiuntivo per decarbonizzare otto settori che rappresentano circa il 40% delle emissioni globali entro il 2050. Per raggiungere tale obiettivo, sarà indispensabile assicurare robustezza metodologica, trasparenza e accountability nella selezione e rendicontazione dei progetti.

Le categorie ammissibili – come la cattura e stoccaggio del carbonio (CCS/CCU), la disattivazione anticipata di asset fossili o la riduzione del metano e del flaring – pongono inoltre questioni giuridiche complesse, che spaziano dalla contrattualistica alla responsabilità ambientale, fino alla rendicontazione ESG e al rischio reputazionale.

 

In sintesi, le Climate Transition Bond Guidelines rappresentano un passaggio cruciale nella maturazione della finanza sostenibile: da una logica esclusivamente “verde” a una logica di finanza di transizione, più inclusiva, pragmatica e orientata all’impatto reale.

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