La Banca d'Italia ha pubblicato il Occasional Paper n. 1011 (giugno 2026), a firma di Giuseppe Albanese, Emanuele Ciani, Gabriele Macci, Graziella Mendicino e Andrea Petrella, dedicato all'analisi degli effetti della Decontribuzione Sud, il programma introdotto nell'ottobre 2020 per rafforzare la competitività delle imprese del Mezzogiorno attraverso una riduzione del 30% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro del settore privato.
Lo studio, condotto su dati amministrativi dell'INPS e del Registro Nazionale degli Aiuti di Stato, ricostruisce il profilo delle imprese aderenti, esamina le ragioni del tasso di partecipazione inferiore alle attese — anche alla luce delle complessità regolatorie legate ai Quadri Temporanei europei sugli aiuti di Stato — e valuta l'impatto del programma a livello di singola impresa attraverso un metodo di analisi basato sulla discontinuità geografica al confine tra le regioni eleggibili e quelle non eleggibili.
I risultati, riferiti a un campione di piccole e medie imprese, mostrano che la riduzione del costo del lavoro ha prodotto in media un aumento del fatturato e della redditività aziendale, con effetti più marcati nelle imprese a maggiore intensità di lavoro e concentrati nel 2023, in un contesto di inflazione persistente. Tuttavia, il programma non ha generato effetti misurabili né sull'occupazione né sui salari. I maggiori utili si sono tradotti in un rafforzamento della liquidità piuttosto che in nuovi investimenti, un esito che gli autori riconducono all'incertezza sulla durata della misura — terminata anticipatamente il 31 dicembre 2024, cinque anni prima del previsto — che avrebbe indotto le imprese a consolidare la propria posizione finanziaria anziché impegnarsi in piani di investimento di lungo periodo.




