Con il Decreto interministeriale del 7 gennaio 2026, il lending crowdfunding entra ufficialmente nel perimetro del credito garantito dallo Stato. Le operazioni di finanziamento tramite piattaforme digitali potranno ora beneficiare della garanzia del Fondo PMI fino all’80%, segnando un passaggio decisivo per l’evoluzione del digital private debt in Italia.
La misura riduce significativamente il rischio per gli investitori e contribuisce a rendere questa asset class più vicina ai modelli del risparmio gestito e del mercato “affluent”. Allo stesso tempo, le piattaforme fintech assumono un ruolo sempre più istituzionale, integrandosi nella filiera del credito pubblico e rafforzando i propri requisiti di autorizzazione, trasparenza e compliance.
Dal punto di vista operativo, l’accesso alla garanzia comporta un salto di qualità rilevante: le piattaforme devono essere accreditate presso il Gestore del Fondo e conformarsi alle regole del Regolamento UE 2020/1503, assicurando agli investitori piena informazione sulle condizioni della garanzia e sulla gestione delle eventuali escussioni.
Il provvedimento apre anche scenari di maggiore concorrenza nel mercato del credito alle PMI, con la possibilità di ridurre il costo del capitale e ampliare l’accesso ai finanziamenti, in particolare per imprese giovani e innovative. Restano tuttavia alcune criticità applicative, soprattutto sul coordinamento tra le valutazioni del merito creditizio effettuate dal Fondo e quelle delle piattaforme.
Nel complesso, il decreto segna un passaggio culturale oltre che normativo: il crowdfunding non è più un canale alternativo, ma un segmento integrato del sistema finanziario, sempre più vicino agli standard del credito bancario tradizionale.




