Cresce il ruolo degli intermediari informativi nei mercati dei capitali: focus su trasparenza, conflitti di interesse e accountability
Il 13 maggio 2026 è stato pubblicato il report “The Role of Capital Market Service Providers in Corporate Governance – Proxy Advice, ESG Ratings and Indices”, un’analisi comparata che esamina il ruolo crescente dei capital market service providers nell’influenzare le decisioni degli investitori istituzionali e gli assetti di corporate governance.
Lo studio copre 50 giurisdizioni e include approfondimenti specifici su Belgio, Cile e India, offrendo una panoramica delle principali tendenze regolamentari relative a:
- proxy advisors;
- ESG rating e data providers;
- index providers.
Perché il tema è centrale
Con l’aumento del peso degli investitori istituzionali nei mercati azionari globali, i soggetti che supportano le decisioni di voto, engagement e allocazione del capitale hanno assunto un’influenza sempre più significativa sugli esiti di governance societaria.
Pur non essendo titolari di obblighi fiduciari diretti verso gli investitori finali, questi operatori incidono concretamente su:
- stewardship practices;
- strategie di investimento;
- allocazione del capitale;
- efficienza dei mercati finanziari.
Il report evidenzia una sfida regolamentare comune: garantire trasparenza, integrità e accountability senza introdurre requisiti eccessivamente rigidi che possano limitare innovazione e concorrenza.
Proxy Advisors: ancora limitata la supervisione sui conflitti di interesse
Il report dedica ampio spazio ai proxy advisors, il cui ruolo nelle votazioni assembleari è cresciuto significativamente negli ultimi anni.
Tra i principali dati emersi:
- il 60% delle giurisdizioni dispone di framework normativi specifici;
- solo il 4% richiede autorizzazione o registrazione obbligatoria;
- circa due terzi richiedono disclosure sulle metodologie di voto.
Tuttavia, emergono importanti criticità:
- solo l’8% delle giurisdizioni richiede disclosure quando il proxy advisor presta anche servizi di consulenza alle società oggetto delle raccomandazioni di voto;
- nel 90% dei casi non esistono requisiti specifici relativi a competenza, etica o indipendenza del personale;
- il 94% delle giurisdizioni non disciplina il confronto preventivo con gli emittenti prima dell’emissione delle voting recommendations.
Secondo il report, un sistema più credibile dovrebbe prevedere:
- maggiori presidi sui conflitti di interesse;
- controlli di qualità più robusti;
- procedure per garantire accuratezza fattuale e contestualizzazione delle raccomandazioni.
ESG Ratings e Data Providers: priorità alla trasparenza metodologica
Il report evidenzia come il mercato ESG continui a soffrire di forte eterogeneità metodologica.
Sebbene circa due terzi delle giurisdizioni abbiano introdotto requisiti o raccomandazioni per gli ESG rating providers, i data providers restano spesso esclusi dai perimetri regolamentari, nonostante il loro ruolo cruciale nella costruzione dei rating.
Tra le principali evidenze:
- forte divergenza nei criteri di valutazione ESG;
- limitata verifica indipendente dei dati;
- differenze significative nelle fonti informative e nei sistemi di weighting.
Il report sottolinea che la priorità regolamentare non dovrebbe essere l’uniformazione metodologica, bensì:
- maggiore trasparenza sulle fonti dati;
- disclosure delle assunzioni metodologiche;
- chiarezza sui processi di aggiornamento e revisione.
L’obiettivo è consentire agli investitori istituzionali di valutare meglio l’affidabilità e l’adeguatezza dei prodotti ESG utilizzati.
Index Providers: il modello della regolazione proporzionata
Per gli index providers emerge invece un quadro regolamentare più maturo e strutturato.
Il 70% delle giurisdizioni ha introdotto framework normativi specifici, spesso applicati in modo proporzionato ai benchmark considerati sistemici o particolarmente rilevanti.
Le aree maggiormente presidiate riguardano:
- trasparenza metodologica;
- procedure di consultazione per modifiche rilevanti;
- revisioni periodiche delle metodologie;
- gestione dei conflitti di interesse.
Resta invece limitata la trasparenza sugli assetti proprietari: il 96% delle giurisdizioni non prevede obblighi specifici in materia.
Le implicazioni per il mercato
Il report conferma una tendenza ormai strutturale: i capital market service providers sono diventati attori chiave nell’ecosistema della corporate governance globale.
Per regolatori e operatori di mercato, la sfida sarà trovare un equilibrio tra:
- supervisione efficace;
- tutela dell’integrità dei mercati;
- preservazione dell’innovazione e della concorrenza.
In questo contesto, trasparenza metodologica, gestione dei conflitti di interesse e accountability rappresentano gli elementi destinati a guidare l’evoluzione normativa dei prossimi anni.




