È stato pubblicato un nuovo studio nella collana “Questioni di Economia e Finanza” della Banca d'Italia, che introduce un nuovo indicatore composito per il monitoraggio del rischio sistemico in Italia: il Cyclical Risk Indicator (CRI).
L’iniziativa si inserisce nel contesto dell’evoluzione degli strumenti macroprudenziali, evidenziando i limiti del tradizionale credit-to-GDP gap quale unico riferimento per la calibrazione di misure quali la riserva di capitale anticiclica. Il nuovo indicatore è progettato per fornire una rappresentazione più completa e tempestiva delle dinamiche del ciclo finanziario.
Il CRI integra sei variabili con elevata capacità predittiva per l’economia italiana, riconducibili a diverse dimensioni di rischio: dinamica del credito, onere del debito sovrano, valutazioni del mercato immobiliare, condizioni dei mercati finanziari e squilibri esterni. Tale approccio consente di cogliere in modo più articolato l’accumulo di vulnerabilità nel sistema economico-finanziario.
Le evidenze empiriche mostrano che il CRI è in grado di anticipare il deterioramento della qualità del credito e le fasi recessive con un orizzonte fino a tre anni, risultando particolarmente efficace nell’individuazione degli scenari di rischio più severi. Inoltre, l’indicatore ricostruisce in modo coerente i principali episodi di crisi che hanno interessato l’economia italiana.
L’adozione di strumenti come il CRI può contribuire a rafforzare l’efficacia delle politiche macroprudenziali, consentendo interventi più tempestivi e mirati a sostegno della stabilità finanziaria e della resilienza del sistema bancario.
Per ulteriori approfondimenti si rinvia all’Occasional Paper n. 1007, “A composite indicator of systemic risk related to the Italian financial cycle”: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2026-1007/QEF_1007_26.pdf




