La Banca Centrale Europea, il 2 aprile 2026, ha pubblicato il Bollettino Economico n. 2 del 2026. In tale contesto, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse di riferimento, ribadendo l’impegno a riportare l’inflazione al 2% nel medio termine.
Tuttavia, le prospettive economiche risultano caratterizzate da un'elevata incertezza a causa del conflitto in Medio Oriente, che comporta rischi al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita. Nel breve periodo, l’impatto inflazionistico è legato soprattutto all’aumento dei prezzi energetici, mentre nel medio termine dipenderà dalla durata e dall’intensità del conflitto e dai suoi effetti sull’economia.
Nonostante ciò, il Consiglio direttivo ritiene di trovarsi in una posizione solida: l’inflazione si è recentemente mantenuta intorno al target, le aspettative di lungo periodo restano ben ancorate e l’economia ha mostrato resilienza. Le decisioni future continueranno a basarsi sui dati disponibili, monitorando attentamente l’evoluzione dello scenario.
Le proiezioni macroeconomiche di marzo 2026 indicano, nello scenario di base, un’inflazione pari al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con una revisione al rialzo rispetto a dicembre, soprattutto per effetto dei rincari energetici. Anche l’inflazione di fondo risulta più elevata. Sul fronte della crescita, si prevede un aumento del PIL dello 0,9% nel 2026, dell’1,3% nel 2027 e dell’1,4% nel 2028, con una revisione al ribasso per il 2026, dovuta agli effetti globali della guerra su materie prime, redditi e fiducia. Tuttavia, fattori come la bassa disoccupazione, la solidità dei bilanci privati e la spesa pubblica continuano a sostenere l’economia.
Gli esperti hanno inoltre elaborato scenari alternativi per valutare i possibili effetti del conflitto: in caso di interruzioni prolungate delle forniture energetiche, si registrerebbero un’inflazione più elevata e una crescita più debole rispetto allo scenario di base.
In conclusione, il Consiglio direttivo continuerà ad adottare un approccio flessibile e guidato dai dati, prendendo decisioni di politica monetaria riunione per riunione, senza vincolarsi a un percorso prestabilito dei tassi di interesse.




