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Autonomia strategica dell'Unione Europea Dall'orientamento valoriale alla sicurezza economica come dottrina di

19/03/2026 09:56

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Autonomia strategica dell'Unione Europea Dall'orientamento valoriale alla sicurezza economica come dottrina di governance: un decennio di trasformazione (2016–2026)

Il presente aggiornamento dell'Unione europea illustra le principali traiettorie di riconfigurazione del modello economico dell'UE nel quadro delle re

Il presente aggiornamento dell'Unione europea illustra le principali traiettorie di riconfigurazione del modello economico dell'UE nel quadro delle relazioni internazionali. Se il decennio precedente era contraddistinto dall'approccio fondato sui valori e dal primato del Green Deal, il 2026 consegna alle istituzioni un'Europa in cui la sicurezza è divenuta il prisma interpretativo attraverso cui viene valutata ogni decisione di rilevanza economica e geopolitica. Il modello commerciale fondato sul principio degli scambi liberi e giusti registra una perdita di centralità a favore di un approccio di geo-economia: le ambizioni di proiezione normativa globale — il cosiddetto "effetto Bruxelles" — si scontrano con la consolidazione di blocchi regionali e con la frammentazione degli ordinamenti commerciali internazionali. Sul versante ambientale, sebbene il Green Deal rimanga un riferimento programmatico centrale, la priorità si è orientata verso la competitività industriale, con una conseguente semplificazione e, in taluni casi, un ridimensionamento delle ambizioni regolamentari; l'accordo UE-Mercosur del 2026 testimonia come l'inserimento di clausole di salvaguardia agricola sia divenuto un requisito imprescindibile per superare le resistenze politiche interne, con perduranti interrogativi circa la conformità ai Trattati. L'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 ha costituito il catalizzatore che ha elevato la sicurezza economica a principio cardine dell'azione istituzionale dell'Unione: la strategia adottata si fonda sulla distinzione tra de-risking e decoupling — nei confronti della Repubblica Popolare Cinese l'Unione persegue la riduzione delle dipendenze strategiche in settori critici senza procedere a una rottura sistemica delle relazioni, potenziando nel contempo strumenti quali lo screening degli investimenti diretti esteri — e punta a rendere l'Europa strutturalmente indispensabile nelle catene del valore globali concernenti le tecnologie pulite, l'intelligenza artificiale e la produzione di semiconduttori, superando la logica meramente difensiva in favore di un posizionamento attivo. Per la prima volta nella storia dell'integrazione europea, la politica di difesa esercita altresì una funzione strutturante sulle decisioni di politica economica: la progressiva convergenza tra spesa civile e investimento militare si traduce nell'obiettivo — condiviso in sede NATO — di destinare il cinque per cento del prodotto interno lordo alla difesa, incluse le infrastrutture critiche e la resilienza delle reti, mentre il piano "Rearm Europe", adottato nel 2025, si propone di istituire un mercato comune per la difesa e di incentivare l'innovazione tecnologica a duplice uso. Il rapporto con gli Stati Uniti attraversa infine una fase di ridefinizione profonda: la dipendenza europea dalla protezione militare statunitense limita la capacità dell'Unione di esercitare pienamente la propria funzione di regolatore autonomo nel contesto internazionale; sul piano commerciale, nel 2025 l'Unione ha accettato le condizioni di un accordo asimmetrico al fine di prevenire ritorsioni tariffarie, mentre le minacce di dazi collegate a dossier geopolitici — fra cui la questione della Groenlandia — evidenziano la fragilità dell'equilibrio raggiunto; una parte della letteratura analitica avverte che, in assenza di una vera autonomia nella difesa, l'Unione Europea rischia di configurarsi come un attore economico in posizione di subalternità rispetto agli orientamenti strategici di Washington.

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