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Le banche "meno significative" e il credito alle imprese: un'analisi empirica dalla Banca d'Italia

16/03/2026 10:00

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Le banche "meno significative" e il credito alle imprese: un'analisi empirica dalla Banca d'Italia

Un recente Occasional Paper della Banca d'Italia (Meucci, marzo 2026) affronta una questione empirica di rilievo per il sistema bancario italiano: per

Un recente Occasional Paper della Banca d'Italia (Meucci, marzo 2026) affronta una questione empirica di rilievo per il sistema bancario italiano: perché i prestiti concessi dalle banche classificate come Less Significant Institutions (LSI) nell'ambito del Meccanismo di Vigilanza Unico mostrano, dal 2017 in modo sistematico, tassi di deterioramento più elevati rispetto a quelli erogati dalle banche significative (SI)?

La risposta che emerge dall'analisi è, in larga parte, rassicurante. Costruendo una base dati a livello di singolo prestito che integra i dati AnaCredit (2021-2024) con le informazioni finanziarie delle imprese tratte da Cerved e con i dati di bilancio degli intermediari, lo studio mostra che il differenziale nel tasso di deterioramento — pari a circa 45 punti base tra LSI e SI — è attribuibile per circa il 70% alle caratteristiche dei prenditori: le LSI tendono a servire imprese più piccole, più rischiose e con minore liquidità, che le banche di maggiori dimensioni tendono a non finanziare. Una volta controllato per queste variabili, l'effetto residuo imputabile all'intermediario si riduce a soli 14 punti base.

Sul fronte dei prezzi, i risultati sono altrettanto netti: sebbene le LSI applichino in media spread più elevati di circa 19 punti base rispetto alle SI, tale differenziale scompare quasi interamente — scendendo a 1 solo punto base — una volta controllato per le caratteristiche dell'impresa, del prestito e dell'intermediario. Le LSI, in altre parole, non praticano condizioni sistematicamente più onerose a parità di rischio: si limitano a prezzare correttamente un portafoglio strutturalmente più rischioso. Un ulteriore elemento emerge dall'analisi delle richieste di prima informazione della Centrale dei Rischi: a parità di caratteristiche dell'impresa, le LSI mostrano una propensione ad approvare le domande di finanziamento superiore di circa 4 punti percentuali rispetto alle SI, confermando il loro ruolo di presidi del credito per segmenti di mercato altrimenti sottoserviti.

Nel complesso, lo studio offre una lettura equilibrata delle LSI italiane: non istituti strutturalmente fragili, ma intermediari che svolgono una funzione distinta nel mercato del credito, assumendo rischi che le banche più grandi non sono disposte o non trovano conveniente assumere, e fissando i tassi in modo coerente con tale scelta. Una conclusione rilevante anche in chiave di vigilanza, suggerendo che il maggiore tasso di deterioramento delle LSI riflette in primo luogo le caratteristiche della clientela servita, e solo in misura residuale fattori legati alla qualità della gestione del portafoglio.

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