Nei prossimi anni, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) sarà interessato da una sostanziale ristrutturazione, con la sostituzione di sei degli otto membri entro il 2031. In particolare, quattro posizioni saranno rinnovate nel biennio successivo, incluse le cariche di presidente e capo economista. Tale contesto rende rilevante un approfondimento sulle possibili conseguenze di tale turnover sul posizionamento della BCE rispetto ai rischi climatici e naturali.
Il ruolo del Consiglio direttivo nella definizione dell’approccio climatico
Il Consiglio direttivo, in quanto organo esecutivo della BCE, è responsabile della gestione ordinaria dell’istituto e dell’indirizzo operativo che condiziona l’azione delle banche centrali nazionali. Sotto la presidenza di Christine Lagarde, la BCE ha assunto un ruolo di leadership in materia di integrazione dei rischi climatici nelle politiche monetarie e di vigilanza, arrivando anche ad adottare sanzioni nei confronti di istituti finanziari ritenuti non adeguatamente attenti a tali rischi.
Nonostante l’ampio consenso sul fatto che i rischi climatici e ambientali rientrino nelle missioni delle banche centrali, non vi è unanimità sulle modalità e sull’intensità dell’integrazione di tali rischi nell’azione della BCE. Un nuovo board potrebbe, pertanto, modificare il bilanciamento interno e orientare l’istituto verso un approccio più prudenziale e meno interventista.
Il caso Vujcic e il possibile orientamento futuro
Una delle nomine già definite riguarda la scelta del governatore della Banca di Croazia, Boris Vujcic, quale prossimo vicepresidente della BCE. Vujcic è noto per un orientamento “hawkish” e per la convinzione che la politica climatica debba essere principalmente affidata ai governi, mentre la banca centrale debba prioritariamente perseguire la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria. Tale posizione, sebbene non escluda il riconoscimento del rischio climatico, potrebbe ridurre l’ampiezza delle iniziative della BCE su tale fronte.
La nomina di Vujcic rappresenta anche un segnale politico, con una maggiore rappresentanza dell’Europa orientale e un possibile riequilibrio delle candidature tra i principali Stati membri.
La procedura di nomina e le implicazioni di governance
Il processo di nomina del Consiglio direttivo è articolato e caratterizzato da un elevato grado di interazione politica. Le candidature sono proposte dai ministri delle finanze dell’Eurogruppo e le nomine sono formalmente approvate dal Consiglio europeo, dopo un’audizione e un voto del Parlamento europeo. Il ruolo del Parlamento, seppure previsto, risulta in pratica limitato, come dimostrato dal caso della nomina del vicepresidente, in cui le indicazioni emerse dal Parlamento non sono state recepite.
L’equilibrio geografico e di genere è un ulteriore elemento vincolante del processo, con una pratica consolidata che vede la presenza delle principali economie dell’area euro e la necessità di garantire una rappresentanza femminile.
Prospettive e rischi di evoluzione dell’approccio climatico
Sebbene una revoca completa dell’impegno climatico della BCE appaia improbabile, il rinnovo del board può comportare una riduzione della spinta innovativa o un approccio più selettivo nell’integrazione dei rischi climatici nelle politiche operative. Ciò riguarda in particolare la definizione del nuovo quadro operativo della BCE, annunciato nel 2024, e le modalità con cui la banca centrale potrà incidere sulla transizione ecologica.



