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La vigilanza verde della BCE entra nella fase esecutiva: implicazioni per il settore bancario europeo

10/02/2026 18:32

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La vigilanza verde della BCE entra nella fase esecutiva: implicazioni per il settore bancario europeo

Dopo anni di orientamenti, raccomandazioni e richiami all’azione, la Banca Centrale Europea (BCE) ha compiuto un passo decisivo nel rafforzamento dell

Dopo anni di orientamenti, raccomandazioni e richiami all’azione, la Banca Centrale Europea (BCE) ha compiuto un passo decisivo nel rafforzamento della propria vigilanza sui rischi climatici e ambientali, passando da un approccio prevalentemente basato su linee guida a uno fondato sull’enforcement.

Nel novembre 2025, la BCE ha infatti irrogato per la prima volta una sanzione periodica nei confronti di un importante istituto bancario, reo di non aver adeguatamente valutato e documentato la materialità dei rischi climatici e ambientali entro le scadenze stabilite. Ulteriori interventi sanzionatori sono attualmente in preparazione. Questo segnale conferma la determinazione dell’Autorità a rendere pienamente operativi gli strumenti di vigilanza in materia di sostenibilità.

L’integrazione strutturale dei rischi climatici nella vigilanza bancaria

Nel gennaio 2026, nell’ambito del proprio mandato di tutela della stabilità del sistema bancario, la BCE ha integrato in modo sistematico i rischi climatici e legati alla natura nelle funzioni centrali di vigilanza e di politica monetaria. Parallelamente, ha rafforzato i propri strumenti analitici, i sistemi informativi e i meccanismi di supervisione per affrontare in modo più efficace i rischi materiali derivanti dal cambiamento climatico, dalla perdita di biodiversità e dal degrado ambientale.

Questa evoluzione è il risultato di un percorso avviato già nel 2020 con la pubblicazione della guida non vincolante sui rischi climatici e ambientali, proseguito con stress test su larga scala e accelerato nel 2022 e 2023 attraverso esercizi mirati, la definizione di buone pratiche e l’adozione di decisioni di vigilanza vincolanti nei confronti di istituti non allineati alle aspettative della BCE.

Il 2024 ha rappresentato un anno di transizione cruciale, segnando il passaggio dalla persuasione alla responsabilizzazione. Le prime comunicazioni formali di sanzione e il cambiamento nel tono dei vertici della BCE hanno reso evidente che i margini di tolleranza stavano venendo meno.

Un presidio solido in un contesto regolamentare incerto

Questo rafforzamento della vigilanza si è sviluppato in parallelo a un contesto politico e regolamentare europeo più complesso. Nel corso del 2025, infatti, l’Unione europea ha rivisto al ribasso l’ambizione di alcune normative chiave in materia di sostenibilità, tra cui la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), riducendone l’ambito di applicazione e rinviandone l’attuazione.

La BCE ha espresso pubblicamente le proprie preoccupazioni, evidenziando il rischio che una minore disponibilità di dati di sostenibilità possa compromettere la capacità di individuare e valutare correttamente i rischi finanziari legati al clima e all’ambiente. Nonostante tali avvertimenti, le modifiche normative sono state approvate nel dicembre 2025, lasciando gli intermediari finanziari a fronteggiare un quadro informativo più frammentato.

Dalla conformità alla strategia: le scelte per le banche

Sebbene l’importo della prima sanzione comminata (187.650 euro) possa apparire limitato, il suo valore simbolico è rilevante: la BCE intende esercitare pienamente il proprio ruolo di supervisore in materia di rischi climatici e ambientali.

Le banche si trovano ora di fronte a un bivio. Da un lato, possono adottare un approccio difensivo, limitandosi a soddisfare i requisiti minimi per evitare sanzioni. Dall’altro, possono cogliere l’occasione per integrare in modo strategico i rischi climatici e ambientali nei modelli di business, nei processi decisionali e nelle relazioni con la clientela.

Quest’ultimo approccio implica investimenti nelle infrastrutture dati, l’evoluzione dei modelli di rischio creditizio, l’integrazione di scenari climatici e naturali nei framework di stress testing e una revisione dell’allocazione del capitale verso settori e attività resilienti e orientati alla crescita sostenibile. In un contesto in cui gli impatti climatici e i relativi effetti finanziari diventano sempre più misurabili, tale trasformazione rappresenta un fattore chiave per la competitività e la solidità di lungo periodo.

Prospettive regolamentari e conclusioni

Le recenti linee guida dell’Autorità Bancaria Europea sulla gestione dei rischi ESG e l’evoluzione del quadro normativo in materia di disclosure, inclusa la proposta di revisione del regolamento SFDR, rafforzano ulteriormente questa traiettoria. Le banche saranno chiamate a trattare i rischi ESG al pari dei tradizionali fattori di rischio finanziario, adottando metodologie prospettiche e processi robusti di identificazione, misurazione e monitoraggio.

In un’Europa che è già il continente a più rapido riscaldamento, l’integrazione sistematica dei rischi climatici e ambientali nelle strategie bancarie non è più un’opzione, ma una necessità. Anticipare gli shock, inclusi eventi estremi e improvvise rivalutazioni degli asset (“green swan events”), sarà determinante per preservare la stabilità finanziaria e sostenere una crescita duratura.

Link: https://greencentralbanking.com/2026/02/10/ecbs-green-supervision-grows-teeth-but-will-banks-avoid-being-bitten/?utm_source=linkedin&utm_medium=social&utm_campaign=news 

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