Sante Maiolica
Partner - CEO presso Grant Thornton Financial Advisory Services
Valentina Crema
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Indice
1. Scopo della ricerca
2. Background
3. Disegno di ricerca
4. Risultati di ricerca
5. Conclusioni
1. Scopo della ricerca
Negli ultimi decenni, la crescente complessità dei mercati e l’intensificarsi delle pressioni competitive hanno reso sempre più evidente la necessità per le imprese di individuare strategie in grado di garantire un vantaggio competitivo duraturo. La letteratura ha dedicato ampio spazio a questo tema, sottolineando come le tradizionali fonti di vantaggio, quali la leadership di costo e la differenziazione, rimangano centrali, ma al contempo vengono modificate e adattate con nuove variabili provenienti dal contesto economico, sociale e ambientale. Tra queste, la sostenibilità ha assunto un ruolo di crescente rilievo, apparendo inizialmente come un vincolo esterno, legato alla crescente sensibilità dell’opinione pubblica e alle pressioni normative, si è progressivamente trasformata in un possibile driver strategico. Le imprese non possono più considerare le questioni ambientali e sociali come aspetti marginali, ma è importante integrarle nelle proprie scelte di politica aziendale, nella gestione della catena del valore e nei rapporti con gli stakeholder. In tale prospettiva, la sostenibilità non rappresenta soltanto una dimensione etica o di responsabilità sociale, ma può divenire un fattore distintivo capace di rafforzare l’immagine dell’impresa, distinguersi, consolidare la fiducia dei consumatori e attrarre investitori e talenti. Il concetto di sostenibilità aziendale ha assunto crescente rilevanza nella società contemporanea, sviluppandosi progressivamente a partire dalla seconda metà del XX secolo, quando i primi movimenti ambientalisti iniziarono a denunciare il deterioramento delle risorse naturali e la riduzione della biodiversità, fino ad integrare anche le questioni sociali ed economiche. Il presente paper intende comprendere se la sostenibilità riesca effettivamente a creare un vantaggio competitivo duraturo e capace di portare beneficio. Andrà, dunque, ad analizzare se e in quale misura la sostenibilità, considerata come possibile strategia di differenziazione competitiva, influenzi le performance economiche delle imprese. L’intento è di verificare la presenza di una relazione, e successivamente di valutare come e in che direzione tale relazione possa manifestarsi, con particolare attenzione alle dinamiche temporali che accompagnano l’adozione di pratiche sostenibili.
2. Background
L’integrazione della sostenibilità come leva per la creazione di un vantaggio competitivo può essere ricondotta alla strategia di differenziazione. Alla base di tale strategia vi sono le cosiddette determinanti della differenziazione, tra le quali assumono un ruolo centrale le scelte politiche aziendali, intese come l’insieme delle linee guida e delle priorità attraverso cui l’impresa definisce e orienta il proprio percorso strategico. Queste decisioni incidono in modo diretto sullo svolgimento delle attività lungo l’intera catena del valore e, contrariamente a una visione riduttiva che limita la differenziazione alle caratteristiche del prodotto o del servizio finale, comprendono ambiti più ampi quali le modalità di approvvigionamento e gestione delle risorse, le relazioni con gli stakeholder, le politiche di investimento e l’organizzazione interna. Attraverso scelte strategiche coerenti, l’impresa è in grado di definire il proprio posizionamento competitivo e di individuare gli elementi che la distinguono dai concorrenti. In questo contesto, la sostenibilità può rappresentare una leva strategica di primaria importanza. Se integrata in modo sistematico, essa non si configura come un’attività accessoria, ma come un elemento centrale della strategia aziendale, in grado di orientare le decisioni a tutti i livelli organizzativi. Un approccio orientato alla sostenibilità può tradursi in una maggiore efficienza operativa, nella riduzione dei costi attraverso un utilizzo più efficiente delle risorse, in un migliore accesso a fonti di finanziamento e a investitori sensibili ai criteri ESG, nonché nel rafforzamento delle relazioni con clienti, dipendenti e altri stakeholder. In tal senso, la sostenibilità contribuisce a rafforzare l’unicità dell’impresa e a consolidare un vantaggio competitivo di lungo periodo. La strategia di differenziazione si fonda sulla capacità dell’impresa di essere percepita come unica in uno o più aspetti che abbiano valore per l’acquirente, in modo da soddisfare un determinato bisogno meglio di un qualsiasi altro attore del mercato (Grant, 2021). Tale unicità non riguarda esclusivamente le caratteristiche del prodotto o del servizio, ma può derivare da un posizionamento distintivo costruito lungo tutte le fasi della catena del valore, dalla progettazione alla distribuzione, dal servizio post-vendita alle attività di comunicazione. Lo sviluppo di una strategia di differenziazione efficace richiede un’analisi congiunta del lato della domanda e del lato dell’offerta. Dal lato della domanda, risulta fondamentale una comprensione approfondita del consumatore di riferimento, delle sue preferenze e delle sue aspettative. Dal lato dell’offerta, l’impresa deve valutare quali delle attività svolte possano costituire una fonte di valore e di unicità. Il concetto di catena del valore consente di scomporre le attività aziendali e di individuare le potenziali fonti di differenziazione che possono essere percepite e apprezzate dal cliente. Un ulteriore passaggio consiste nell’analisi dei punti di collegamento tra la catena del valore dell’impresa e quella dell’acquirente, al fine di individuare le aree di contatto in cui ciò che l’azienda offre coincide con ciò che il cliente considera rilevante. È su questi punti che l’impresa può costruire in modo efficace la propria strategia di differenziazione. Alla luce di tali considerazioni, la sostenibilità risponde oggi pienamente a questi requisiti. Numerose evidenze empiriche mostrano come essa influenzi in misura crescente le scelte di acquisto dei consumatori. Un’indagine condotta da Deloitte, ad esempio, evidenzia che otto italiani su dieci preferiscono marchi attenti alla sostenibilità; analogamente, negli Stati Uniti, il Business of Sustainability Index rileva che il 64% dei consumatori è disposto a pagare un prezzo maggiore per prodotti o servizi offerti da imprese che adottano pratiche sostenibili.
3. Disegno di ricerca
L’obiettivo di questa sezione è analizzare se e in quale misura la sostenibilità, considerata come possibile strategia di differenziazione competitiva, influenzi le performance economiche delle imprese. L’analisi non si limita alla verifica dell’esistenza di una relazione tra le due dimensioni, ma mira a comprenderne la direzione e le modalità di manifestazione, con particolare attenzione alle dinamiche temporali che accompagnano l’adozione di pratiche sostenibili. Per rispondere a tale obiettivo, è stato adottato un approccio metodologico di natura quantitativa, basato sulla costruzione di un dataset longitudinale che consente di osservare l’evoluzione delle imprese lungo un arco temporale definito. Questa impostazione permette di superare la staticità tipica delle analisi cross-sectional, consentendo di cogliere eventuali variazioni nelle performance economiche prima e dopo l’adozione della sostenibilità come leva strategica. Popolazione di riferimento Nell’analisi empirica, la sostenibilità aziendale è identificata mediante la certificazione B Corp. La popolazione di riferimento è dunque composta dalle imprese italiane in possesso di tale certificazione. La scelta di concentrare l’analisi su questo specifico gruppo di imprese si fonda su diverse considerazioni. In primo luogo, la certificazione B Corp si distingue da altri schemi di validazione perché rappresenta l’unico standard che misura la performance complessiva di un’impresa in termini sociali, ambientali e di governance, includendo dimensioni quali il modello di governance, l’impatto sui lavoratori, le relazioni con la comunità, i clienti e l’ambiente. A differenza di certificazioni settoriali, che tendono a focalizzarsi su singoli ambiti, la B Corp fornisce una valutazione integrata del comportamento aziendale, configurandosi come un indicatore trasversale e coerente di sostenibilità. In secondo luogo, la certificazione B Corp rappresenta una garanzia di un impegno autentico e strutturato in ambito di sostenibilità. L’ottenimento e il mantenimento della certificazione comportano infatti il rispetto di standard misurabili e verificati periodicamente, che incidono sull’organizzazione interna, sulle politiche di investimento e sulle relazioni con gli stakeholder. Per tale ragione, la certificazione non si configura come una mera iniziativa simbolica o di comunicazione, ma come un cambiamento sostanziale nel modello di gestione dell’impresa, e per questo è potenzialmente in grado di influenzarne le performance economiche e finanziarie nel tempo. Infine, la certificazione B Corp assume rilievo in quanto consente all’impresa di distinguersi in modo credibile sul mercato. Il rispetto di standard articolati e verificati rende l’impegno in materia di sostenibilità osservabile e comparabile, rafforzandone la rilevanza per stakeholder e investitori. Nel contesto italiano, la diffusione ancora limitata della certificazione contribuisce a preservarne il valore distintivo: sebbene in crescita, il numero di imprese certificate rimane contenuto, consentendo alla B Corp di configurarsi come un segnale credibile in grado di incidere sul posizionamento competitivo. L’equilibrio tra impegno sostanziale, rilevanza e capacità di differenziazione, rende la certificazione B Corp un criterio idoneo e coerente per selezionare la popolazione oggetto di analisi in questo lavoro di ricerca. Inoltre, dal punto di vista metodologico, la scelta di questa popolazione consente di disporre di un campione omogeneo in termini di impegno formale verso la sostenibilità, riducendo il rischio di bias legati alla discrezionalità delle imprese nella rendicontazione volontaria delle proprie pratiche ESG, rafforzando la robustezza dell’analisi statistica e la comparabilità dei risultati ottenuti.
COSTRUZIONE DEL DATASET
La costruzione del dataset si basa su due principali fonti informative. In primo luogo, il sito ufficiale di B Lab Europe, dal quale è stato ricavato l’elenco delle imprese certificate B Corp operanti in Italia, comprensivo dell’anno di ottenimento della certificazione. In secondo luogo, la banca dati AIDA (Analisi Informatizzata delle Aziende Italiane), utilizzata per raccogliere i bilanci e i principali indicatori economico-finanziari delle imprese incluse nel campione. Il periodo di osservazione considerato copre quattro esercizi per ciascuna impresa: i due anni precedenti l’ottenimento della certificazione, l’anno della certificazione e l’anno successivo. Tale scelta consente di analizzare in modo comparativo le performance economiche delle imprese prima e dopo l’adozione della certificazione, valutando se e in che misura la sostenibilità abbia inciso come fattore di differenziazione competitiva. Nel campione sono state incluse esclusivamente le imprese per le quali erano disponibili dati completi all’interno della banca dati AIDA. Alcune aziende sono state escluse poiché avevano ottenuto la certificazione in un periodo troppo antecedente, tale da non consentire la disponibilità di bilanci storici (AIDA riporta dati a partire dal 2014). Altre imprese sono state escluse per la mancanza di una pubblicazione continuativa delle informazioni necessarie all’analisi. Sono state infine considerate le imprese certificate entro il 2023, in modo da poter disporre anche dei dati relativi al 2024, ultimo anno disponibile in termini di bilanci depositati. A seguito di queste selezioni, il dataset finale è costituito da 158 imprese italiane certificate B Corp. Ai fini dell’analisi statistica, è stato costruito un dataset longitudinale, che consente di osservare l’evoluzione delle variabili nel tempo per le stesse unità di analisi. La natura longitudinale del dataset permette di misurare ripetutamente le variabili di interesse sugli stessi soggetti in differenti momenti temporali, rendendo possibile l’analisi delle dinamiche delle performance aziendali prima e dopo l’ottenimento della certificazione. A differenza delle analisi cross-sectional, che offrono una fotografia statica di un fenomeno in un determinato momento, i dati longitudinali permettono di cogliere la dimensione dinamica, seguendo lo sviluppo delle variabili nel tempo.
VARIABILI UTILIZZATE
Ai fini dell’analisi, il dataset include diverse tipologie di variabili. In primo luogo, sono presenti variabili di carattere identificativo e temporale, tra cui l’ID dell’impresa, la sede e l’anno di osservazione, che corrisponde al periodo di rilevazione delle altre variabili. Per quanto riguarda la dimensione temporale del panel, è inclusa la variabile T, che assume valori da 1 a 4 e consente di distinguere i quattro anni di osservazione considerati. La variabile DUMMY_BCORP1 è utilizzata per identificare gli anni in cui l’impresa risulta certificata B Corp: la variabile assume valore 0 quando l’impresa non possiede la certificazione e valore 1 quando invece è certificata. In termini di performance economiche, il fatturato (FATTURATO) rappresenta la variabile di 1.
Una variabile dummy è una variabile categorica binaria (o dicotomica), ossia una variabile che può assumere soltanto due valori, convenzionalmente codificati come 0 e 1. Questo tipo di variabile consente di trasformare un’informazione qualitativa in un formato numerico, rendendola così utilizzabile nei modelli di regressione. Il valore 1 indica solitamente la presenza di una determinata caratteristica qualitativa, mentre il valore 0 ne segnala l’assenza riferimento, misurando i ricavi dell’impresa nell’anno considerato. Il dataset include inoltre una variabile relativa alla struttura organizzativa, rappresentata dal numero di dipendenti, utilizzata come indicatore della dimensione aziendale.
COSTRUZIONE DEL MODELLO STATISTICO
La domanda a cui il modello statistico cerca di dare risposta è se l’impegno per la sostenibilità abbia impatti sulle performance economiche dell’impresa. A tal fine, come detto prima, useremo come punto di riferimento la certificazione B Corp. È stato quindi costruito un modello di regressione logaritmica su panel con effetti fissi per impresa, coerente con la struttura longitudinale del dataset, che comprende osservazioni ripetute nel tempo per ciascuna unità di analisi. La funzione risultante ha come variabile dipendente il logaritmo del fatturato dell’impresa i al tempo t. Le variabili esplicative includono il logaritmo del numero di dipendenti, utilizzato come proxy della dimensione aziendale, e una variabile dummy che identifica le imprese certificate B Corp. È inoltre incluso un termine che cattura gli effetti fissi, nonché il termine di errore.
4. Risultati di ricerca
Attraverso questo modello appena descritto è possibile ottenere i seguenti risultati:
ln FATTURATO Coefficient P value DUMMY_BCORP lnDIPENDENTI .1223232 .7744388 0.000 0.000 Prob > F 0.000 R - squared 0.3352.
In primo luogo, osserviamo che il test F, utilizzato per capire se il modello ha una significatività complessiva, dimostra che il modello è altamente significativo poiché assume un P value minore di 0.05, conferma quindi che le variabili esplicative considerate nel modello hanno un impatto congiunto statisticamente rilevante sul fatturato, evidenziando la coerenza e la validità del modello stimato. Inoltre, il valore assunto da R2, 0.3352, indica che il 33,52% della variazione del fatturato osservata all’interno delle singole imprese è spiegata dalle variabili prese in considerazione. Nonostante questo valore non sia estremamente elevato in senso assoluto, risulta soddisfacente in un contesto panel, caratterizzato da forte eterogeneità tra le unità analizzate. Successivamente a questa prima analisi di autorità del modello, possiamo andare ad analizzare i coefficienti ottenuti.
La variabile DUMMY_ BCORP, presenta un coefficiente di 0.1223, con un P value ♠ 0.05, e quindi altamente significativo. Essendo la variabile dipendente espressa in logaritmi, questo coefficiente si interpreta come una variazione percentuale: il conseguimento della certificazione è associato a un incremento medio del fatturato di circa il 12,23%, a parità di dimensione aziendale e delle caratteristiche invariate nel tempo. Tale risultato ci conferma che l’impegno per la sostenibilità, formalizzato attraverso la certificazione B Corp, si traduce in un vantaggio competitivo misurabile. Un ultimo controllo è stato fatto per quanto riguarda la presenza di multicollinearità1 tra le variabili indipendenti. Poiché Stata non consente di calcolare direttamente il Variance Inflation Factor (VIF) dopo regressioni panel, il test è stato svolto mediante un modello di regressione OLS di controllo. Il VIF è calcolato per ogni variabile, ma la valutazione della multicollinearità riguarda l’insieme del modello. I risultati hanno restituito i seguenti valori: Variable VIF DUMMY_BCORP 1.00 lnDIPENDENTI 1.00 1
Questo fenomeno si manifesta quando due o più variabili indipendenti in un modello di regressione risultano fortemente correlate tra loro. In presenza di multicollinearità, i coefficienti stimati possono diventare instabili e difficili da interpretare: la significatività statistica delle variabili si riduce e il modello nel complesso perde capacità esplicativa, anche se il valore di R² può rimanere elevato. La multicollinearità non altera la bontà predittiva del modello, ma limita la possibilità di individuare l’effetto specifico di ciascuna variabile esplicativa sulla variabile dipendente. In altre parole, se due regressori si muovono quasi sempre insieme, è difficile per il modello “separare” i loro effetti. I risultati hanno restituito valori pari a 1 per entrambe le variabili, con una media anch’essa di 1, indicando l’assenza di correlazioni problematiche tra i regressori, poiché la soglia di accettazione è generalmente 5.
Pertanto, si può concludere che il modello stimato non presenta problemi di multicollinearità e che i coefficienti ottenuti sono interpretabili in maniera solida e affidabile. In conclusione, il modello evidenzia che nel complesso la certificazione B Corp può essere associata ad un impatto positivo e significativo sul fatturato delle imprese campione, e quindi sulle performance economiche. Questi esiti contribuiscono a rafforzare la tesi secondo cui pratiche di sostenibilità e crescita economica non sono elementi opposti, ma possono coesistere e generare sinergie virtuose.
5. Conclusioni
Il presente lavoro ha analizzato il ruolo della sostenibilità come possibile leva di differenziazione competitiva, mostrando come essa possa generare valore quando è integrata nella strategia d’impresa e coerente con l’identità aziendale. Queste evidenze teoriche trovano riscontro nei risultati dell’analisi empirica, che confermano l’esistenza di una relazione significativa tra sostenibilità e performance economiche. In particolare, il modello stimato evidenzia una relazione positiva tra la certificazione B Corp e l’andamento del fatturato. La variabile “B Corp” risulta statisticamente significativa e contribuisce a spiegare la dinamica di crescita dei ricavi, suggerendo che le imprese certificate tendano a registrare performance migliori rispetto al periodo precedente all’ottenimento della certificazione. Questo risultato indica che l’adozione di un modello di business orientato alla sostenibilità può rafforzare la capacità dell’impresa di generare valore economico nel tempo. Nonostante la significatività dei risultati, è necessario riconoscere alcuni limiti del presente studio. In primo luogo, l’orizzonte temporale limitato del dataset non consente di cogliere pienamente gli effetti di lungo periodo della certificazione B Corp. In secondo luogo, non può essere escluso un problema di causalità inversa: imprese con performance già elevate potrebbero disporre di maggiori risorse per sostenere i costi e i requisiti della certificazione, influenzando parzialmente il nesso osservato. Un ulteriore limite riguarda la dimensione del campione, pari a 158 imprese, che riduce la rappresentatività dei risultati. Infine, il modello include un numero contenuto di variabili di controllo e non considera altri fattori potenzialmente rilevanti, quali il grado di innovazione, l’internazionalizzazione o la struttura del capitale. Alla luce di tali limiti, futuri sviluppi di ricerca potrebbero estendere l’orizzonte temporale dell’analisi, ampliare il campione e includere ulteriori variabili di controllo, nonché adottare strategie metodologiche in grado di rafforzare l’interpretazione causale dei risultati. Ciò consentirebbe di approfondire ulteriormente il ruolo della sostenibilità non solo come scelta etica, ma come componente strategica in grado di incidere in modo concreto sulla competitività e sulle performance economiche delle imprese.



