Uno studio della Banca d’Italia analizza la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane ed europee, i suoi possibili effetti sulla produttività e le condizioni necessarie per favorirne l’adozione.
In Italia la quota di imprese che utilizzano tecnologie di IA è in crescita, ma rimane ancora significativamente inferiore alla media europea e spesso limitata a impieghi sperimentali. Secondo il lavoro, una diffusione ampia e profonda della tecnologia potrebbe determinare, nel prossimo decennio, un incremento della produttività compreso tra 0,2 e 1,1 punti percentuali annui, a seconda della rapidità e dell’intensità del processo di adozione.
Nel breve periodo, tuttavia, non emergono ancora effetti significativi sulla produttività a livello di impresa, pur in presenza di benefici osservabili su singole mansioni. Ciò conferma che i vantaggi aggregati dell’IA richiedono tempi più lunghi e rilevanti adeguamenti organizzativi.
Lo studio individua inoltre le principali barriere alla diffusione dell’IA e richiama l’esigenza di politiche pubbliche mirate: non tanto sussidi generalizzati, quanto interventi volti a ridurre l’incertezza normativa, rafforzare il trasferimento tecnologico, sostenere fornitori specializzati, favorire la condivisione dei dati e migliorare l’accesso ai centri di calcolo. Anche il procurement pubblico può svolgere un ruolo rilevante nel promuovere la domanda di servizi e applicazioni basati sull’intelligenza artificiale.




